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Read Ebook: Little Stories of Married Life by Cutting Mary Stewart

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Ebook has 58 lines and 19732 words, and 2 pages

L'entrata di re Amedeo in Saragozza, e la breve dimora che vi fece nel 1871, diedero occasione a parecchi fatti, che meritano d'essere raccontati; non solo perch? si riferiscono al Principe, ma perch? sono una eloquente manifestazione del carattere del popolo. E prima d'ogni altra cosa il discorso del Sindaco, del quale s'? fatto tanto scalpore, in Spagna e fuori, e che rester? forse fra le tradizioni di Saragozza come un esempio classico di audacia repubblicana. Il Re arriv? verso sera alla stazione della strada ferrata, dove eran venuti ad aspettarlo, accompagnati da un'immensa folla, i rappresentanti di molti Municipii, e associazioni e corpi militari e civili di varie citt? d'Aragona. Dopo le solite grida e i soliti applausi, si fece silenzio, e l'alcade di Saragozza, presentatosi al Re, lesse con enfatica voce il seguente discorso:

NOTE:

Le piace mangiar con me?

BURGOS.

Per andare da Saragozza a Burgos, citt? capitale della Vecchia Castiglia, si risale tutta la gran valle dell'Ebro, attraversando una parte dell'Aragona, e una parte della Navarra, fino alla citt? di Miranda, posta sulla strada di Francia che passa per San Sebastiano e Baiona. Il paese ? pieno di ricordi storici, di rovine, di monumenti, di nomi famosi: ogni villaggio rammenta una battaglia, ogni provincia una guerra. A Tudela, i Francesi sconfissero il generale Casta?os; a Calahorra, Sertorio resistette a Pompeo; a Navarrete, Enrico di Transtamare fu vinto da Pietro il Crudele; si vedono i vestigi della citt? di Egon ad Agoncillo, le rovine d'un acquedotto romano ad Alcanadre, i resti d'un ponte arabo a Logro?o; la mente dura fatica ad abbracciare le memorie di tanti secoli e di tanti popoli, e l'occhio si stanca colla mente. L'aspetto della campagna varia ad ogni momento. Vicino a Saragozza son campi verdi sparsi di case e di viottole serpeggianti, per le quali si vede qualche gruppo di contadini, avvolti nei loro scialli variopinti, qualche somarello, qualche carro. Pi? oltre non sono che vaste pianure ondulate, nude, aride, senza un albero, senza una casa, senza un sentiero; ove non si vede che di miglio in miglio un armento, un pastore, una capanna; e qualche piccolo villaggio, composto di casuccie color terraceo, basse, che quasi si confondono col suolo; piuttosto gruppi di capanne, che villaggi, vere immagini di miseria e di squallore. L'Ebro serpeggia a grandi curve lungo la strada, ora vicino, che par che il treno ci si vada a tuffare, ora lontano, come una striscia d'argento, che appare e dispare fra le gobbe del terreno e i cespugli delle sponde. Lontano si vede una catena di monti azzurri, e al di l? le cime bianche dei Pirenei. Presso Tudela si scopre il canale; dopo Custejon la campagna verdeggia; e via via, le pianure aride si alternano cogli oliveti, e qualche striscia di verde vivo rompe qua e l? il giallognolo secco dei campi abbandonati. Sulle cime dei colli lontani si vedon rovine di castelli enormi, sormontate da torri tronche, spaccate, corrose, simili a grandi moncherini di giganti prostrati che minaccino ancora.

Avvicinandosi a Miranda, la strada s'inoltra in una contrada montagnosa, varia, pittoresca; dove da qualunque parte si volga lo sguardo, non si vedon che roccie grigiastre, a perdita d'occhio, che rendon l'immagine d'un mare petrificato nell'atto della tempesta. ? un paese pieno di bellezza selvaggia, solitario come un deserto, silenzioso come un ghiacciaio, che rappresenta alla fantasia come una visione di pianeta disabitato, e desta un senso misto di tristezza e di paura. Il treno passa fra due pareti di roccie puntagute, incavate, crestate, faccettate in tutti i sensi e in tutte le forme, che par che intorno a ciascuna abbian lavorato tutta la vita una folla di scalpellini furiosi, facendo alla cieca a chi ci lasciasse le traccie pi? capricciose. La strada riesce poi in una vasta pianura piantata di pioppi, nella quale sorge Miranda.

"Chiara come l'ambra!" risposi raccapricciando.

Del viaggio da Miranda a Burgos mi ricordo come d'una pagina d'un libro leggiucchiata a letto, quando gli occhi cominciano a chiudersi e la fiammella della candela a languire: cascavo di sonno. Un vicino mi scoteva di tratto in tratto perch? guardassi fuori: era una notte serena, splendeva un bellissimo lume di luna; ogni volta che m'affacciai al finestrino, vidi dalle due parti della strada roccie enormi, di fantastiche forme, vicine tanto che pareva dovessero precipitare sul treno, bianche come marmo, e cos? ben rischiarate, che se ne sarebbero potute contare tutte le punte, tutti gl'incavi, tutte le gobbe, come alla luce del sole. "Siamo a Pancorbo," mi diceva il vicino, "guardi su quell'altura: l? era un terribile castello che i Francesi distrussero nel 1813. Siamo a Briviesca: guardi; qui Giovanni I di Castiglia radun? gli Stati generali, che accordarono il titolo di principe delle Asturie all'erede della Corona. Guardi il monte della Brujola che tocca le stelle!"--Era uno di quegli infaticabili ciceroni che parlerebbero anche agli ombrelli; e sempre, dicendo: guardi, mi toccava in un fianco, dalla parte della tasca. Finalmente arrivammo a Burgos; il vicino disparve senza salutarmi, io mi feci condurre a un albergo, e sul punto di pagare il vetturino, m'accorsi che non avevo pi? un piccolo portamonete da spiccioli che solevo tenere in una tasca del pastrano. Pensai agli Stati generali di Briviesca, e suggellai la cosa con un filosofico:--Mi sta bene!--invece di gridare come fan molti in simili occasioni:--ma per Dio! ma dove siamo! ma che paese ? questo!--come se nel loro paese non ci fosse della gente destra che porta via la borsa senza neanco usar la cortesia di darvi una notizia storica o una indicazione di geografia.

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